da qui a me

immersa in un silenzio di miele
avvolta in pensieri che in vortici vanno a sfumare
col mio peso affondo la lama nella carne
e se tremo la ferita si ulcera più del necessario
ma la resina trattiene il sangue
lo ingoia in grani
ed offre agli occhi di tutti
frutti di un autunno che va maturando
ma per chi sa guardare il sangue bolle
e dal braciere evapora dolore
spirali d’emicrania schiave dei miei denti stretti
forse che a lasciarle libere potrei sentirmi vuota
vuota,
senza più una scusa, un senso di concreto..

..vuota.
come una mortale
a cui va stretto il cappio
che la trascina incontro al suo destino

non me.
sono di un’altra specie.

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